Pagina:Marino, Giambattista – Adone, Vol. II, 1977 – BEIC 1871053.djvu/725

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search



383.Xe l’incognita coppia ognuno affisse
pien di diletto e di stupore il ciglio,
e come un doppio Sol quivi apparisse,
d’ognintorno ne nacque alto bisbiglio.
Il nome d’amboduo prima si scrisse,
il Guerrier dal Leone, e quel dal Giglio;
indi fur da la Sorte in egual loco
a vicenda e del pari ammessi al gioco.

384.Dá di piedi al destrier prima colui
che ’l Giglio porta, e rompe in su la cresta.
Quel che porta il Leon, va dopo lui
e nel loco medesmo il colpo assesta.
Altre due volte corrono ambodui,
né v’ha vantaggio in quella parte o in questa:
ché l’un e l’altro con tre lance rotte
viene egualmente a guadagnar tre botte.

385.Un pregio esser non può che si divida
tra duo Campioni: e giá ne sono a lite.
Vuol Citherea che ’l dubbio si decida
con nòve lance, eguali, e ben forbite.
Ma Palla è di parer che per disfida
le controversie lor sien diffinite.
Battansi in giostra, e chi piú vai di loro
sí come avrá la palma, abbia l’alloro.

386.Da corpo a corpo gli emuli superbi,
concordi a terminar la differenza,
son posti in prova, e con sembianti acerbi
di qua di lá ne vanno a concorrenza.
De la vittoria, a qual di lor si serbi,
su le punte de l’aste è la sentenza.
Cenna al Trombetta allor Yener dal palco,
che dia la voce al concavo oricalco.