Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/128

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116 parte terza


     Vidi stamane entro ’l pedal d’un pioppo
fuggendo entrar l’insidiosa volpe.
Giá solea di mia man trappola o groppo
farle mille scontar malizie e colpe:
or mi ruba in sugli occhi, e senza intoppo
vien de’ miei polli a divorar le polpe.
Spesso la trova il mio Carin, quand’apre
in su l’aprir del dí l’uscio a le capre.

     Tra gli altri un dí, pian pian per mezzo gli olmi,
fin dentro al letto mio venne la ladra,
onde fûr d’alte grida i boschi colmi
e s’armò di pastor piú d’una squadra.
Ma, però ch’altra piaga assai piú duolmi,
quella caccia sprezzai dolce e leggiadra.
— Altra fèra piú cruda — io dissi a Bauci —
il mio misero core ha tra le fauci. —

     Deh! s’a tanta beltá spirto sí crudo
s’accoppia ed hai di sangue anima vaga,
apri col ferro ignudo il petto ignudo,
chiudi le piaghe mie con una piaga.
Eccoti il cor, ch’aperto e senza scudo
per sí bella cagion morir s’appaga,
e morendo dirá: — Felice sorte,
poiché la vita mia mi dá la morte! —

     Ma tu di mille morti, empia omicida,
morir mi vedi e del mio duol ti godi,
né vuoi che sí per tempo a me recida
d’amor la Parca e de la vita i nodi;
ch’armonia dolce al par de le mie strida
di sampogna o d’augello unqua non odi,
né fèra uccisa hai di mirar diletto
quanto in mirarmi ognor lacero il petto.