Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/23

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la bruna pastorella 11


LIDIO


Ma che dirò di voi,
che sí gioconde e liete,
in que’ duo brevi circoli girando,
influenze benigne in me piovete?
Io dico a voi, de l’amoroso cielo
ammorzate stellette,
ecclissate lunette!
Deh, chi mai crederebbe
che ’n due picciole sfere
s’accumulasse insieme
luce di paradiso
e caligin d’inferno,
tormento di dannati
e gloria di beati?
Lilla mia, dirò ver, ma dirò poco:
l’aquila imperiale,
a guardar fiso avezza
il pianeta lucente,
mai non poté fermar l’occhio possente
ne le due meraviglie
de la tua fronte ove s’abbaglia il sole.
La fenice immortale
bramò di rinnovarsi,
e piú volte rinacque
ne le care faville di quel foco
ch’arde soavemente e non consuma.
La fredda salamandra
venne talvolta in prova
di sostener la gelida natura
tra quelle fiamme estinte,
e, ’ncenerita alfine,
sospirò pur sí dilettosa arsura.
La farfalla mal cauta.