Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/24

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12 introduzione

delusa ancor da quel secreto raggio
che scalda e non risplende,
non lampeggia ed incende,
si reputò felice
a stemprar l’ali in sí beato ardore.
Il mio semplice core
in prigioni sí belle,
in sepolcri sí cari,
preso e morto rimase e non si dolse
perder la libertá, lasciar la vita.
Il cor dunque m’avete
e furato e ferito, occhi rapaci.
Ma che? fatta la preda,
mal poteste celarla; al furto istesso
fu tosto poi riconosciuto il ladro,
perché, veggendo voi
vestir le spoglie sue funeste e brune,
chi sará che non dica:
— Quell’è di Lidio il cor: l’ha certo ucciso
la sua bella nemica. — ?Fonte/commento: ediz. 1623
Ahi, lumi traditori,
le vostr’arti sagaci or ben comprendo!
Quindi avien che vestite
abito funerale,
quasi vedovi e mesti
pur celebrar vogliate
l’essequie atre e lugúbri
de la morte crudel che date ai cori.
Ma se i cori rubate,
anzi se gli uccidete,
e l’omicidio e ’l furto
falli son degni del supplicio estremo,
occhi rei quanto belli,
come i vostri delitti or non punisce
la giustizia d’Amor, né vi condanna
con sentenza severa a mortal pena?