Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/404

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search
392 parte nona

     Ti profetizzo ancora, oltre di ciò,
che, per volar al ciel col boia su,
scenderai per un laccio a far cro-cro.
     Ma pria, perché non abbi a gracchiar piú,
qualche cervel bizzarro ti fará
su le spalle e sul capo un tipitú.
     Questa, sí, che sarebbe caritá!
Opra pia potria dirsi in bona fé,
piú che il monte non è della Pietá.
     Se ben, per dir il fatto com’egli è,
ci fu pur un che, dandoti il buon di,
ti fe’ sotto un baston gridar: — Oimè! —
     Oh santa man, che la tua man ferí,
benché era meglio assai darti in sul co’;
ma spero che verrá tosto quel dí.
     Pónti di grazia dietro, lingua, un po’;
ch’andar non voglio piú che tanto. Orsú,
prendi questo consiglio, e basta mo!


II


AL POETINO


     Poeta, su la vostra personcina
ogni giorno si fa qualche duello:
chi dice che voi siete un ravanello,
altri un bambino ed altri una monina.
     Altri che, stando un dí Febo in cucina,
gli usciste in un starnuto dal cervello,
e ch’egli oggi vi tien per un modello
delli uschiaretti per la rebecchina.
     Son molti, che di voi fan qualche caso,
perché servir potreste per battaglio
della maggior campana di Parnaso.
     Ma, in quanto a me, che vi conosco al naso,
sareste assai miglior per un sonaglio
d’appendere al somaro di Parnaso.