Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/410

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398 parte nona

                              I sonetti rescrissi
del giá signor Ascanio Pignatello;
per servitor di poi stetti con quello:
                              ed applicai il cervello
a poetar anch’io per certa vena,
che fanciul mi fu posta entro la schiena;
                              e con robusta lena
a frasacce imparar m’affaticai,
e molti versi intanto a lui robbai,
                              e sonettacci assai,
che poscia, rivestiti e rappezzati,
sono stati da me tutti stampati.
                              Nel resto, fûr cambiati
indi molti patron, quai tutti via
mi cacciâr, perch’un tristo ero e una spia,
                              ed a la sodomia
dato; ond’alfin di Napoli scappare
mi bisognò con furia, e a Roma andare;
                              e quivi poi nettare
con li miei versi il cul di molti e molti,
e mille facce aver e mille volti;
                              e con sfacciati e stolti
modi bricconeggiar fra li buffoni,
e scroccar per le tavole i bocconi
                              con frottole e canzoni.
Ma questo è niente a quel c’ho di piú fatto,
ruffian di fanciulli, uomo giá fatto;
                              lettere ho contrafatto,
detto male degli angeli e di Dio,
poco religioso e poco pio.
                              E, se dir il ver io
debbo, non v’ho creduto, e men nei santi,
che in questa tavoletta ora ho davanti.
                              E, con sospiri e pianti,
ante illos, o fratelli, et ante Deum
commendo, hei mihi, heu vos, spiritum meum!