Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/60

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48 parte prima

del maggior pregio impoverir vorrai?
Tu, signor del volere,
tu, possessor de l’alma,
a che cerchi d’avere
de la parte piú vil men degna palma?
Ahi! per sozzo piacere
non curi, ingordo di furtive prede,
di macchiar la mia fama e la tua fede? —
     Tre volte, a questo dir, giunto assai presso
a le dolcezze estreme,
qual uom che brama e teme,
fui de’ conforti miei scarso a me stesso,
e, del suo duol pietoso,
il mio piacer sostenni;
pur del corso amoroso
a la mèta soave alfin pervenni,
ed a l’impetuoso
desir cedendo il fren libero in tutto,
colsi il suo fiore e de’ miei pianti il frutto.
     A la piaga d’Amor cadde trafitta,
e, vinta al dolce assalto,
di bel purpureo smalto
rigò le piume, in un lieta ed afflitta.
Io, vincitor guerriero,
de la nemica essangue,
quasi in trionfo altero,
portai ne l’armi e ne le spoglie il sangue.
Cosí l’alato arciero
l’arsura in me temprò cocente e viva
de la fiamma amorosa e de l’estiva.
     Canzon, lasciar intatta
da sé partire amata donna e bella
non «cortesia», ma «villania» s’appella.