Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/64

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52 parte prima

     Piú ch’Eurota puoi dirti
felice, allor che l’odi
fra le perle e i rubini aprir la via
a quell’alta armonia,
da’ cui celesti amorosetti spirti
tu lieto apprender godi
del rauco mormorar piú dolci i modi.
     Felice aventurato,
se mai lavando terge
de la man bianca in te la viva neve,
o se suggendo beve
quel che l’offri cortese umor gelato,
o se ’l volto v’immerge
e te stesso ne spruzza e i fior n’asperge.
     Allor da’ bei coralli
prendon l’onde tranquille
qualitá piú soave e piú gentile;
ch’oltra l’usato stile,
lá dove eran pur dianzi acque e cristalli,
vedi le sparse stille
repente divenir perle e faville.
     Qualor a l’ombra estiva
in dolce atto la miri
che ’n su l’erbetta o giace o siede o scherza,
tu con placida sferza
vai le piante a ferirle in su la riva;
poi con obliqui giri
quasi per riverenza il piè ritiri.
     Oh de la bella imago
se ’l ciel ti desse almeno,
qualor piú chiara entro ’l tuo ghiaccio avampa,
serbar l’intera stampa
e quasi in specchio cristallino e vago
a l’amico Tirreno
salda e viva qual è recarla in seno;