Pagina:Marino Poesie varie (1913).djvu/63

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canzoni e madrigali amorosi 51

     Ma, benché irato e fero
le rive inondi e lavi,
da spegner tante fiamme acque non hai,
quante co’ dolci rai
in te n’accende il chiaro sguardo altero:
fiamme sí, ma soavi,
tanto soavi piú quanto piú gravi.
     Arde Roma e l’arsura
piú di quella è possente
che ne’ suoi tetti empio tiranno accese.
Né giá cotanto offese
d’Ilio le ròcche e le superbe mura
la greca face ardente
quant’ella da’ begli occhi incendio sente.
     Né cosí fervid’arse
giá teco il re de’ fiumi,
quando ne l’urna sua Fetonte involse,
e del bel carro accolse
gli assi e le rote incenerite e sparse,
come tu ne’ bei lumi
inestinguibilmente ti consumi.
     Se poi tranquillo e piano
movi il bel piè d’argento,
quasi aspettando pur che s’avicini,
grazie agli occhi divini
a cui davante il furor cieco insano,
fatto placido e lento,
depon l’ira e l’orgoglio in un momento.
     Può raffrenarti spesso
il concetto amoroso
de le soavi angeliche parole;
può de’ begli occhi il sole
farti lucido sí, che t’è concesso
talor dal fondo erboso
mostrarle il cor ne’ tuoi cristalli ascoso.