Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/108

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 108 —

intelligibile non è niente più che un «punto di vista» il fine ultimo dell’attività umana è pur sempre in concreto — anche se sia pensato come l’approssimazione progressiva ad un compito infinito — una finalità empirica : ed allora non si vede come sia possibile sostenere ancora il carattere puramente formale della legge. Se invece l’intelligibile è una vera realtà metafisica, la formula kantiana può aver bensì il carattere d’una vera legge formale: ma come è conciliabile allora questa interpretazione con la negazione radicale d’ogni conoscenza dell’intelligibile?

Ora è specialmente in questo punto capitale che ci è indispensabile il ricorso al latente substrato metafisico del pensiero kantiano. Il fatto d’aver tacitamente accolto dalla metafisica anteriore, con altri presupposti di minor importanza, il suo fondamento idealistico e d’averne combattuto aspramente nel tempo stesso gli svolgimenti dogmatici ci può benissimo spiegare e l’assenza in Kant d’una trattazione esplicita e la presenza di espressioni che hanno potuto legittimare in apparenza una interpretazione empirica. Ma il pensiero di Kant meno d’ogni altro soffre di essere interpretato, anziché dal suo insieme, da poche espressioni isolate: questo metodo può servire ad alimentare le discussioni interminabili d’un’ermeneutica sofistica ed arbitraria, non a darci della dottrina kantiana un quadro coerente e storicamente esatto.

9. Il tentativo di spiegare il valore etico della forma razionale dell’agire senza ricorrere ad un’interpretazione metafisica ricorre già nei primi kantiani. Così p. es. nell’Hoffbauer.1, il quale considera la forma razionale come costituita essenzialmente dall’unità interiore, dalla non contraddizione. Egli parte dal principio che chi vuole il fine deve volere i mezzi: qualunque sia il fine cui la volontà è diretta, essa deve pure sempre obbedire a questa legge formale di non contraddire sè stessa. Ora io, come essere dotato di volontà, voglio sopra ogni cosa la libera esplicazione della mia volontà: perciò debbo vo-

  1. Hoffbauer, Untersuch. ub. die wichtigsten Gegenst. d. Moralphilos., I, 1799. 47 ss., 86 ss.