Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/156

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dolore, ogni cura, ogni interesse per il finito, tutto noi abbandoniamo sulle mobili sabbie del tempo: e come noi sulle più alte vette d’un monte, lungi dalla vista delle cose finite consideriamo dall’alto con calma i limiti delle pianure lontane e del mondo, così l’uomo, strappato alla dura realtà, non vede più con il suo occhio spirituale nella realtà che un’apparenza, la quale in questa pura regione riflette le sue luci, le sue ombre e le sue distinzioni nel raggio del sole spirituale, dove esse si attenuano in un’eterna pace. In questa regione dello spirito scorrono i flutti dell’oblìo a cui Psiche beve per seppellirvi i suoi dolori: e le oscurità di questa vita si mitigano in essa come in una visione di sogno e si illuminano in un’aureola di luce che circonda lo splendore dell’eterno.

La vita religiosa balena prima alla coscienza sotto forma di sentimento: che è per Hegel la forma infima della vita religiosa. In un grado più alto, che costituisce la religione vera e propria, la visione religiosa si esprime per mezzo di rappresentazioni simboliche: la religione è allora, come Hegel si esprime, la storia eterna dello spirito nelle figure concrete del processo rappresentativo. Queste convertono, la verità filosofica in verità storica: la rivelazione eterna dello spirito allo spirito diventa una rivelazione esteriore per opera di mediatori, di uomini divini, la cui storia costituisce l’elemento centrale della religione. Il progresso del pensiero libera la religione da questo ultimo velame e mette in luce il sistema delle verità eterne; abbiamo allora una forma di religiosità superiore, la filosofia. Sui rapporti della religione e della filosofia nel sistema hegeliano molto si è discusso in vario senso; ma la verità è questa, che Hegel prende la parola religione in due sensi, dei quali l’uno comprende tutte le forme di conoscenza dell’Assoluto e perciò anche l’arte e la filosofìa, l’altro comprende la sola religione vera e propria, la religione rappresentativa. Se per chiarezza chiameremo la religione nel primo senso religiosità, diremo che nel progresso dalla religione alla filosofìa lo spirito passa dalla religiosità simbolica rappresentativa, alla religiosità filosofica.

La filosofìa ha quindi per Hegel carattere religioso. Essa non è la saggezza del mondo, dice Hegel, ma la conoscenza delle cose che non sono di questo mondo; non è la conoscenza delle masse esteriori, dell’esistenza e della vita empirica, ma