Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/172

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mo dire che è una specie di Io assoluto, la cui vita si svolge in una infinita molteplicità di mondi e di esseri e che tuttavia non si esaurisce in alcuno di essi: un’unità, la cui natura non può da noi venir definita in nessun modo e tuttavia si esprime nelle leggi generalissime a cui tutti gli esseri obbediscono. Ceretti stesso riconosce l’affinità della sua dottrina con quella dei mistici di tutti i tempi: solo mette in rilievo che questo impenetrabile Assoluto è per lui una Coscienza, che, come l’Io di Fichte, svolge da sè il mondo, anzi un’infinità di mondi. Non ci dobbiamo perciò meravigliare se qualche volta, come i mistici, chiama questa Coscienza l’infinito nulla e prende per simbolo della sua filosofia lo zero, che è l’indeterminazione assoluta e significa tutto perchè non significa niente.

Questa Coscienza infinita si svolge in un’infinità di mondi e di esseri, in ciascuno dei quali la sua unità si scinde necessariamente in una dualità interiore: per il fatto che ogni realtà non è l’Unità assoluta, essa la oppone a sè, la rende a sè straniera e la giudica: di qui il vero e il falso, il bene ed il male e tutte le altre opposizioni dell’esistenza finita. Ogni grado di esseri costituisce una realtà a sè, un mondo, che a ciascuno degli esseri in esso inclusi appare come il vero ed unico mondo: mentre non è che uno degli infiniti mondi che sono nel seno della Coscienza assoluta. Ogni grado passa nell’altro, ogni mondo si converte in un altro: in questo passaggio il grado futuro si rivela nella coscienza individuale come il presentimento ideale d’un mondo superiore che è vagamente atteso, ma non conosciuto, nè possibile a conoscersi.

Tutta questa varietà infinita di mondi e di esseri non è ancora tuttavia per sè, nella sua totalità, un’imperfezione ed un male: perchè nella totalità il bene e il male si equilibrano e si annullano in un’indifferenza costante e sempre uguale. Di fronte a Dio ed allo spirito contemplativo, che vede le cose nella loro unità, non esistono più nè il bene, nè il male: d’altronde ogni esistenza, anche quella dell’umanità e del suo mondo, non è che un brevissimo ed insignificante episodio nel dramma infinito. L’origine del male sta in noi, nella limitazione soggettiva della nostra coscienza, per cui non vediamo noi stessi come ciò che veramente siamo, cioè come semplici momenti d’un’unica vita infinita che è superiore alle determinazioni ed alla