Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/175

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nello svolgimento della ragione e della religione razionale. Che alla ragione appartenga l’avvenire del mondo, è una delle convinzioni sue più profonde. Anche gli interessi, gli istinti, le passioni che muovono gli uomini e sembrano i veri attori del mondo, sono in realtà dei meccanismi, in cui vive ed agisce un pensiero comune, ignoto a quelli stessi in cui agisce: «il mondo è governato dalla mente ignota al mondo». A dare agli uomini piena coscienza di questa ragione è appunto intenta l’opera della filosofia: che preannunzia l’avvento della fase contemplativa, anzi è già un iniziale realizzamento di questa forma ideale della vita. «L’idealità intima logicamente vera è idea profetica di quanto verrà secoli o millenni più tardi istituzionalmente ed esteriormente realizzato».

Ma di qui anche il doloroso dissidio, dal Ceretti stesso dolorosamente sperimentato, fra il pensiero dei filosofi e quello degli altri uomini, che vivono immersi nelle illusioni e nelle passioni del presente e sono ciechi per gli interessi generali della ragione e della vita spirituale. Sopra nessun punto Ceretti torna così spesso e con tanta compiacenza come sopra questo necessario sacrificio degli spiriti migliori all’eterna vita dello spirito: mai egli è così eloquente come quando, descrivendo se stesso, descrive il necessario e doloroso isolamento del filosofo, che vive già con la mente in una sfera ideale superiore, mentre il suo corpo è ancora in questo mondo inferióre. «Così progressivamente, dice Ceretti di se stesso, dal frastuono mondano migrai al silenzio della solitudine: la mia anima appassionata progressivamente si spassionò per riflettere nella serenità speculativa. Rinunciando al mondo, alla carne, al fumo, alla vanità delle cose mondane, mi trovai spiritualmente in Josaphat (così. Ceretti chiama il mondo spirituale superiore), quando la mia individualità corporea vegeta tuttavia nel suo mondo. Così vivo fra gli uomini come straniero fra stranieri: e confabulo quotidianamente con gli uomini, ascoltando e recitando il loro gergo convenzionale. Il mio spirito è altrove: vive la vita della propria idea speculativa e non può più chiaramente rivelarsi ai suoi fratelli, perocché i suoi fratelli abitano spiritualmente il mondo della storia, egli quello di Josaphat».

L’ideale supremo della vita terrena, che è la contemplazione indifferente dell’infinita realtà/in cui i contrari si elidono e per-