Pagina:Martinetti - Saggi e discorsi, 1926.djvu/53

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di essi ricordiamo in primo luogo le divinizzazioni degli eroi religiosi. Budda concepì la sua missione come qualche cosa di puramente umano e non volle che i suoi seguaci avessero altro oggetto di venerazione che la dottrina da lui predicata: ciò non impedì che la fede popolare ne facesse un dio e ne intessesse di miracoli la vita. Anch’egli è disceso volontariamente dal cielo e si è incarnato nel seno d’una vergine: segni miracolosi ne accompagnano la concezione e la nascita. Un vecchio eremita è tratto da questi segni verso la città ov’è nato, profetizza la sua futura missione e si duole di non poter più vedere quei tempi. Il giovane Budda sorpassa in eccellenza tutti gli uomini ed insegna ai suoi stessi maestri; la sua predicazione è preceduta dalla tentazione per opera del demonio, Mara. Anche la sua morte è accompagnata da prodigi: anche Budda risorge per un momento onde mostrarsi ancora ad un suo discepolo. Ricordiamo in secondo luogo il rifiorire del politeismo nelle religioni superiori. Nel buddismo, p. es., gli antichi dèi vedici sono conservati ed accolti nel cielo buddistico, sebbene degradati e sottoposti a Budda, anzi a gli innumerevoli Budda e Bodisattva. Il Budda stesso è circondato dalla coorte degli innumerevoli Budda passati e futuri: ed anche nel buddismo il bisogno d’un culto personale sa farsi strada nel culto di Maitreya (il benigno), che è il Budda venturo. Appena occorre ricordare come la chiesa tibetana crede di avere un’incarnazione sempre presente del Budda nel suo pontefice, nel Dalai-Lama. Così nella chiesa cristiana gli dèi del paganesimo sono riconosciuti dai padri della chiesa, ma come demoni; ed il loro posto è preso dagli angeli. Il fiorente culto degli eroi, che era la parte essenziale del culto popolare antico, si continua con la venerazione dei santi e dei martiri che hanno lo stesso posto anche nel cristianesimo popolare attuale: la sostituzione è chiara nel più alto grado in alcuni casi, nei quali non si fece che sovrapporre, in qualche santuario o luogo sacro, al culto d’un dio o d’un eroe quello d’un eroe cristiano. Ricordiamo infine la degradazione del simbolismo pratico ad un materialismo magico, teurgico. Il battesimo. p. es., non è più solo il segno d’una purificazione interiore, ma è un atto magico, che ha per se stesso la virtù di cancellare l’impurità originaria; la sacra cena non è più simbolo d’una comunione interiore, ma