Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/156

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136 trattato

appaiano del medesimo colore dentro dell’acqua e di fuori: e quando questo fosse, è da indicare l’acqua non essere di sua naturale disposizione, perocchè per la medesima ragione essendo il colore qualità che risulta delle quattro prime, non può l’elemento puro partecipare vero colore. La terza o ultima è considerare il suo pondo per rispetto di qualche acqua già approvata sana; perocchè quanto l’acqua è più leggera, tanto è più pura e immista, seclusa la calidità estranea, e tanto più terrestre quanto più grave (1). Questo nella città di Tibori per l’esperienza si vede, dove l’acqua discendendo per un grande precipizio, più sana assai si trova quella che per la caduta è alquanto assottigliata, che quella che innanzi al discendere si piglia, e similmente di molto minor pondo (2).

Non è da pretermettere due esperienze, per le quali con arte facilmente si conosce di che corpo o natura partecipano. La prima: piglisi alcuna quantità di quell’acqua della quale desideri di conoscere la proprietà e altrettanta lisca (3), e insieme si facciano bollire per lo spazio d’un quarto d’ora, di poi lascialo infrigidare per spazio di sei ore, in fondo del vaso quel corpo (col quale l’acqua era mista) si troverà. La seconda: piglisi l’acqua, e posta in una boccia, e turate bene le giunture, e posta sopra al lambicco, a quella mediocre fuoco si dia, tanto che tutta stilli: la qual cosa fatta, quel corpo del quale l’acqua partecipava, in fondo della boccia apparrà manifesto. E in questo sia dato modo alla terza parte principale.

  1. Queste cautele sono prescritte da Vitruvio (lib. VIII, cap. III); e da Plinio (lib. XXXI, cap. XXII e seg.) L’avviso degli antichi, di tener come migliore l’acqua più leggera (quantunque questa non bene si applichi agli usi domestici) è specialmente spiegato da Ateneo Deipnosophist. lib. II, cap, IV e V) e da un’iscrizione romana presso il Rucellai (Comment. de urbe Roma.), che dice Curandis aegritudinibus statera iudicat.
  2. Tibori o Tiboli chiamavasi allora la città di Tivoli. L’osservazione qui fatta è confermata dalla giornaliera esperienza.
  3. La lisca è quella materia legnosa e grave agli occhi, che staccasi dalla canapa e dal lino maciullati o spogliati.