Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/163

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libro i. 143

piperno (1) si cava appresso a Napoli, facile è a tagliare, in colore bigio oscuro di nero macchiato, non di molta resistenza. A Sovana città a Siena sottoposta un’altra differenza di pietra si cava, spongiosa, di colore terrestre e di grandissima saldezza, facilissima a tagliare quando nuovamente è tratta, in tal forma che come il legno con le mannaie si lavora: la quale alquanti mesi stando all’aria diviene durissima; simile a questa si trova appresso a Roma, e a Civita-Castellana, e a Feranto città disfatta (2), ma è alquanto più rossa, e queste con la calcina fanno tenacissima presa. E di tutte le sopradette specie non è alcuna che sia buona a fare calcina.

Molte altre ragioni di pietra si trovano atte a fare calcina, e fra queste una chiamata tiburtina, dalla quale Tiburi fu denominata (3), della quale si trova al bagno a Vignone nel contado di Siena (4), e in un altro luogo alle Segalaie sopra il fiume della Mersa, e nel monte di Nerone (5): quest’ultimo e più bello, e migliore degli altri e senza pori. Tutti quanti tiburtini sono atti a fare conci (6), murare e per calcina. Un’altra specie nel distretto del Magnifico duca d’Urbino e nuovamente trovata nel monte della Cesana (7) e presso a Fossombrone e Cagli, e in più luoghi appresso al fiume Metauro, candida, agilissima a tagliare, senza vena alcuna, di assai buona continuità, e al murare, a conci e calcina attissima. Vero è che al ghiaccio e al fuoco non resiste molto, ne eziandio sostiene gran pesi. Trovasi di un’altra ragione chiamata chennile, nella quale si dice si conservano i corpi morti, in cui si afferma Dario essere

  1. Il peperino, copiosissimo ne’ monti Albani e Lepini.
  2. L’antica Ferentum distrutta dai Viterbesi nel duodecimo secolo. Intende del tufa lionato vulcanico.
  3. Doveva dire la quale da Tiburi fu denominata. È il travertino così chiamato per tutta l’Italia inferiore, come già Tiburtinus era chiamato ai tempi antichi. (Auctores finium regund. passim).
  4. In val d’Orcia.
  5. Il monte di Nerone o di Lirone sul Metauro in quel d’Urbino, colle sue belle cave di travertino, è descritto dal Baldi al cap. 13 della Descrizione del palazzo d’Urbino.
  6. Fare conci, lavorare di bella e pulita muratura di quadro semplice.
  7. Le pietre della Cesana a breve distanza da Urbino, e quelle di Fossombrone e di Cagli sono in strati di 0,40 in maggior altezza: bianchissime sono le più fine, rosseggianti le altre. Le descrive il Baldi al luogo citato, ed il Lazzari in un suo discorso Di alcune miniere poste nelle vicinanze di Urbino.