Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/24

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4 vita

meglio ne discorsero il Bianconi, il De Vegni, il Della Valle, il Del Rosso, quantunque con poca luce di documenti autentici: venne poscia Ettore Romagnoli sanese (al quale io mi professo obbligato della conoscenza di molte importanti carte) che la sua vita troppo breve impiegò tutta nel raccorre infinite e svariate notizie degli artisti che tanto nome crebbero alla sua illustre patria, ed invaghito specialmente del nostro Francesco, ne scrisse una vita rimasta inedita, ma ricchissima di ducumenti, moltissimi de’ quali furono di fresco dal Dottor Gaye stampati in Firenze nel suo veramente utile Carteggio d’artisti (1).

Io, venute ultimo di tutti, ho pure avuta la sorte di trovare cose agli altri sconosciute, e ne parlerò a luogo: additerò, anzichè sviscerarle, le opere che il nostro Cecco condusse in pittura, in bronzo, in marmo: ma non potrò consentire nella infinita quantità di edifici civili che da’ suoi concittadini gli vengono apposti. Nè perciò scemerà il suo merito il quale ha vera base nelle sue opere militari, nel trattato suo e nel codice de’ disegni ne’ quali pose le fondamenta della moderna arte di fortificare.

Francesco figlio di un Giorgio e nipote di un Martino d’ignota famiglia (2), sottoscrivesi ed è chiamato in documenti che citerannosi in seguito, Francesco di Giorgio, al qual nome egli unì poi quello dell’avo, chiamandosi Martini (3). Non era di nobil casata nè della famiglia Trecerchi come scrisse l’Ugurgieri Azzolini (4) nei tempi fervorosi della scienza

  1. Come artista e come italiano compio un dovere di grato animo memorando qui a titolo di onore il nome di Giovanni Gaye tedesco, il quale, estenuato da lavori letterarii condotti in pro della Storia italiana, moriva, or ha un anno, in Firenze senza veder alla luce intiera la sua raccolta. Egli, pensator erudito e conoscitor dell’Italia, non poteva concorrere colla turba impudente di que’ viaggiatori stranieri che tuttodì vediamo affollarsi a dare il calcio del giumento al leone infermo. Nella storia delle arti nostre il nome suo non perirà.
  2. Lettere Sanesi III. 93, citazione ivi del libro de’ Leoni negli archivi di Siena, e prima si ha Georgius Martini et Franciscus eius filius ec. (Ducale dell’Archivio di Siena del 1468-69 a c. 20 presso il Romagnoli).
  3. Le varianti di nessun conto, nelle quali incorse il nome di quest’artista, sono minutamente registrate dallo Zani: Enciclop. metod. delle BB. Arti. Part. I, vol. X, pag. 44.
  4. Pompe Senesi. Vol. 1 pag. 661. Forse fu l’Ugurgieri tratto in errore, leggendo nelle storie di Siena di un Giorgio Trecerchi commissario per la guerra, il quale e pel nome e per l’epoca potrebbe essere padre del nostro architetto, se ciò non fosse provato falso da troppi documenti (Malavolti, Storie di Siena, parte III, lib. VI passim).