Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/277

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libro v. 257


La decima, che innanzi alla porta sia un rivellino fatto in alcuna delle forme che di sotto per il disegno mostrerò.

L’undecima, che abbia lati e profondi fossi, con alti ed estesi cigli, non verso la fortezza, ma uniformemente difformi acciocchè dalla fortezza ciascuno possa essere veduto e offeso.

La duodecima, che l’entrate siano reverse con le vie coperte.

La terzadecima, che le offese siano propinque.

La quartadecima, le abitazioni della famiglia siano nel circuito debilmente edificate in loco che dalla principal torre facilmente possano essere desolate.

Decimaquinta. È stata dagli antichi approvata la rotondità delle torri e circuiti de’ muri, la quale io confermo essere convenientissima alle torri, perchè più resiste e meno riceve ogni impeto: ma alle mura grandemente quella biasimo, perchè volendo esse fortificare di torri, sicchè l’una potesse guardare l’altra, saria necessario farle propinquissime: dove ne segue grandissima spesa. Un’altra incomodità ne segue, che le custodie facendosi fuori de’ propugnacoli, ovvero merli non possono vedere se non quasi perpendicolare: e però avendo fra me esaminato quale figura alle mura fosse più utile, ho concluso nei circuiti la forma del rombo (1), e del romboido essere delle altre più perfetta. Appresso a questo, l’equilatero equicrureo, e il diversilatero: similmente il quadrangolo, ancora l’ortogonio, pentagono, esagono e altre angolari figure.

Decimasesta. È da sapere che quanto è la fortezza di maggior circuito, tanto più angoli ricerca la sua forma, ma tutte indifferentemente, secondo che per il sito e la proporzione del sito si possano mettere in uso. E questa è la sestadecima condizione: cioè che i torroni siano tondi e i muri angolati.

La decimasettima è che le estremità degli angoli si volgano dove può essere la fortezza più offesa dalle bombarde, acciò siano le mura fuggitive dalle percosse sue.

  1. L’intiera pianta di Sarzanello, e quella della rocca di Tata in Ungheria fatta da Mattia Corvino hanno figura di rombo (Bonfini, Rer. Hungaric. Dec. IV, lib. VII).

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