Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/290

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torre principale siano in tal forma composte, che, dato che il castellano avesse messo nella torre alcuna quantità di uomini, quelli siano come prigioni suoi, e a sua volontà li possa fare pericolare. Le figure loro possono esser molte secondo le diverse opportunità de’ luoghi, ovvero le invenzioni del compositore, le quali nel disegno apparranno (1). Secondo, che la torre abbia una stanza in fondo, la quale si usi per canova, dove stia vino e legna: sopra a questa un’altra, la quale sia per pristino e munizione e vittuarie, cioè grano, aceto, carne salata e olio, e per il forno (2): sopra di questa si tenga la munizione dell’arme da offendere e da difendere, ed anco il salnitro, zolfo e carbone, se già quest’ultimo non si servasse in legno, perchè allora può stare in qualunque altro luogo più comodo, purchè non sia umido. Sopra a questa sia una prigione, o più, secondo il bisogno, ad un medesimo piano, sopra il quale sia la stanza per il castellano, e se più stanze a quel piano fussero, tutte siano ad uso suo. Nella sommità della torre in mezzo sia una stanza con due muri distanti l’uno dall’altro piedi 2 1/2 dove stia la polvere, con due uscetti, l’uno non contro all’altro, acciocchè facilmente di fuori non si possa il fuoco appicciare, e se per caso si accendesse il fuoco alla polvere, non potria i muri della torre frangere, essendo nella sommità (3).

Oltre a queste parti, si faccia una lumaca che si estenda da piedi sino alla sommità della torre, e l’entrata di questa sia per la stanza del castellano, e a questa rispondano tutte l’entrate delle altre stanze e

    de la porte du chastel: ne sans cette tour on ne peust estre Seigneur du chastel: et tenoyent toujours ceux du fort, pour celle venture celle tour garnie de pourveances et d’artillerie: à fin que, si surpris eussent esté, que leur retraict fust en la tour. Froissart Hist. et chroniques, vol. III all’anno 1390.

  1. Cioè nelle tavole delle rocche.
  2. Il cod. Sanese (f.o 25 v.o) legge: et appresso a questa in la grossezza del muro scarpato, non essendo el vacuo per se capacie, sia una stantia per uno pistrino et per uno forno.
  3. Anche il Marchi (codice Magliab., lib. II, cap. VI) consiglia che «la polvere sia in torri serrate senza finestre per il fuoco, e in diversi luoghi; a tale che se la disgrazia dei folgori del cielo venisse, non vada tutto in fuoco». La polveriera fatta nel 1512 da A. da San Gallo alla fortezza di Poggio Imperiale era una casellina separata dalla muraglia (Gaye, vol. II, 135). Il Lorini (Fortificazione, lib. II, capo XVII) ne dà una pianta quadrilatera cinta di due muri, fra i quali un corridoio in giro, e gl’ingressi in dirittura fallata.