Pagina:Martini - Trattato di architettura civile e militare, 1841, I.djvu/47

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di fr. di g. martini. 27

e le parole di Oliviero Olivieri, che dicono come morto Luciano, Baccio Pontelli fiorentino succedette alla fabbrica del palazzo (1). Le cose dette dal Baldi, le ripetè poscia il Milizia nelle sue Vite degli Architetti.

Ora l’antica asserzione del Baldi fu confortata d’ogni prova: il P. Pungileoni ritrovò pel primo ed accennò sin dal 1822 la patente colla quale il duca Federico crea architetto del suo palazzo d’Urbino il maestro Luciano di Martino da Laurana, piccola città di Dalmazia (2); stampolla quindi nel 1836 nelle sue memorie di Bramante (3). Per tal modo resta destituita d’ogni fondamento l’opinione di coloro che volevano Francesco di Giorgio architetto inventore del palazzo d’Urbino: ne emerge anche una conseguenza di molta importanza, ed è che i principi Feltreschi tenevano il nostro Cecco in conto di ingegner di guerra anzichè di architetto, giacchè morto il Laurana nel 1482, tolsero a vece sua il Pontelli, e non Cecco, che pure era allora in quella corte (4).

Nè è che con ciò io voglia escludere affatto Francesco dalle opere di quel palazzo: bensì ho voluto far chiaro ch’egli poco fece di edifizi civili: un lavoro suo è in quel palazzo, ed è tutto militare, dico la serie de’ settantadue bassirilievi di marmo bianco che fregiavano il muretto in facciata, furono quindi nel 1756 per cura del legato Cardinale Stoppani tolti e collocati ne’ corridoi superiori. Questi bassirilievi costituivano un vero fregio, e forse per ciò equivocò il Vasari quando disse aver Francesco dipinto nel palazzo d’Urbino un fregio pieno di cose rare appartenenti alla guerra (5).

  1. Presso il P. Pungileoni, Memorie di Giovanni Santi. Urbino 1822, pag. 83.
  2. Data dal castello di Pavia il 10 giugno 1468. Ved. Pungileoni, Memorie di Giov. Santi, pag. 71, ed ivi le testimonianze di questo pittore poeta.
  3. Pag. 63. La riprodusse il Gaye al docum. LXXXVII.
  4. Oltre i sinqui detti, enumera il Baldi nella vita di Federigo altri architetti di quel Principe, e sono un Gondolo tedesco, ed Ambrogio Barocci milanese avolo del pittor Federico: a questi io aggiungo Gentile Veterani urbinate che lo servì come ingegnere nell’assedio di Volterra (Vita cit., lib. X, pag. 219) del 1471, e Ciro ossia Scirro Scirri da Casteldurante, del quale belle notizie leggonsi alla pag. 28 della Cronaca di Castel delle Ripe.
  5. Ecco cosa ne dice il geometra Luca Paciolo contemporaneo (Divina proportione. Venezia 1509, parte I, cap. 2) «Federico feltrense tutto el stupendo edificio del suo nobile e admirando palazzo in Urbino circumcirca da piede in un fregio de viva e bella pietra per man de dignissimi lapicidi e scultori ordinatamente feci disporre. Si commo fra gli