Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/106

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il campestre fioralisso di azzurro sbiadato, al quale facea corona il candido tuberoso, il cui soavissimo odore è capace di per sè solo di profumare un’aiuola; vedevi levarsi altiero e ricco di petali il purpureo amaranto, quasi pennacchio di cavaliere, e più lungi, l’anemone col suo disco celeste che si agita al più insensibil soffio dell’aura, anche quando immobili stannosi gli altri fiori; eravi l’angelica rapita in estasi misteriosa, i cui verdastri ombrellini covrono la pudica violetta mammola, che, a metà nascosta, vien tradita dalla deliziosa fragranza che spande; e finalmente sul suo stelo peloso e ricurvo il trifoglio spiegava le sue sanguinose foglioline; ed al suo fianco spaventata tremar parea la pallidissima giunchiglia.

Sotto i piedi della Flora scorrea gentil rivoletto, coverto interamente dalle larghe foglie di pianta acquatica; e Beatrice rimaneasi talvolta lunghissime ore a udire il monotono gemere di quel filo d’acqua, che rassembrava al sommesso pianto di un’amante tradita. È indicibile quanta varietà di sentimenti trovano i ciechi ne’ suoni, e massime nella umana voce, dalla quale giudicano della bellezza corporale di un individuo, almeno secondo le rispettive idee che hannosi formate della bellezza in generale.

Dal mormorio di quel ruscelletto Beatrice formavasi un concetto delle naturali bellezze, e trovava un accordo tra la sua anima e quelle voci malinconiche.