Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/107

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Il marchese Rionero abbracciò sua figlia, la baciò in fronte.

— Buon giorno, Beatrice; come stanno i tuoi fiori?

— Il lor profumo è più che mai delizioso questa mane.

— Questa mattina avremo visite, figlia mia; avremo gente a pranzo con noi.

— E chi mai?

—Il tuo fidanzato Amedeo col suo amico Lionelli, e il conte Franconi, il quale mi ha promesso di presentarmi il famoso medico Inglese Oliviero Blackman, arrivato da pochi giorni in Napoli.

— Altro medico! A che prò, padre mio? Sono ormai 17 anni che sono cieca, e t’illude ancora la speranza che io possa guarire? D’altra parte, io sono felice, padre mio, vicina a te, a Geltrude, in mezzo ai miei fiori; sono rassegnata al voler di Dio, e l’universo che mi sono creato nella mia fantasia non può essere men bello di quel che è in realtà... Se desidero la luce, egli è soltanto per rimirare il tuo volto... Oh, ma che dico! io lo so, il tuo volto, no, non m’inganno, io ti veggo nel mio pensiero... Come sono belli i tuoi occhi! con che amore si fissano su me!... Eppure, se io ti vedessi un solo istante...: non avrei niente altro desiderare... morrei più contenta!

Gli occhi del padre erano velati di lagrime.

— Figlia, benedetta figlia mia, il volere di Dio sia fatto innanzi tutto. S’ei vuole che