Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/114

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 114 —

re sua figlia. Chiamatolo però in disparte, e pregatolo di seguitarlo, il menò nella cameretta di Beatrice, mentre che ella occupata si stava a trarre armonici concenti da un piccol pianoforte.

Il Marchese e Oliviero erano entrati senza far rumore, imperocchè dalle stanze contigue aveano udito li risuonar dell’istrumento, e Oliviero avea pregato il Marchese di sostare alquanto in silenzio per sentir la voce della fanciulla. Per effetto delle sue profonde cognizioni sulle umane infermità e sui carattere degl’individui che ne sono affetti, Oliviero comprendea che una donna cieca ha tanta ripugnanza ad esporre la propria voce, quanta ne hanno le altre donne ad esporsi agli occhi di un uomo, atteso che per le cieche la voce e tutta la persona fisica e morale.

Dai preludii del motivo che ella suonava, il Marchese, accortosi del pezzo musicale che la figliuola avrebbe cantato, disse al medico:

— Dottore, ascoltate; poesia e musica è tutta roba sua; è una romanza da lei composta col titolo la Cieca di Sorrento:

Come un rio che rompe l’onde
     Sotto l’ombra d’un cipresso;
     Che neppur le proprie sponde
     Di mirar gli vien concesso;
     Così trista, così oscura
     Passa ognor la vita mia!