Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/123

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I am determin’ d to prove a villan,
And hate the idle pleasures of these days1


«Ed ora... io amo!! Zitto, che l’aria nol sappia, che io medesimo l’ignori!! Dio di misericordia e di bontà, comincio ora a comprendere con qual norma tu regoli questo mondo. Tu hai voluto che io m’innamorassi d’una cieca!... Ma, quale orrenda voragine divide me da colei!... Eppure io l’amo!... Oh! se anche il padre suo fosse cieco! Ma che dico! Tutti gli uomini esser dovrebbero ciechi! Chi mai, senza fremer di sdegno, veder potrebbe in me il marito di quell’angiolo?

Blackman stette alcun poco in silenzio, senza però torsi d’innanzi allo specchio.

«Infame istrumento, esclamò poscia, leggo in te la mia condanna eterna... Dolci espansioni di due cuori che si amano, sguardi che s’incendiano di voluttà, sorrisi che gittano nel cuore torrenti di piacere, primi amplessi di due sposi che si adorano, voi non sarete per me che ardenti immagini, e niente altro? Mai... mai... non sentirò il bacio d’una donna stamparsi su queste mie labbra di demone? Oh!.. che mi vai tutto l’oro che hommi acquistato,

  1. Ma io che non sono formato pe’ sollazzi della società, e che la matrigna natura ingannò nelle fattezze del corpo, io che sono deforme, incompiuto, buttato pria del tempo nel mezzo del mondo, impastato a metà, io che sono così sconcio e scontravano, che i cani mi abbiano appresso, ah! se io non posso divenire un amante, sono deciso a divenire un uom malvagio, e tenere in odio perpetuo le gioie della vita.