Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/136

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 136 —

l’attirava come calamita... accostò le tremanti dita al chiavettino, gli diede una giravolta... ma non aprì, che sembravale peccar di curiosità e profanare il deposito consegnato a Gaetano... Ma le costui parole: Abbiamo in casa un tesoro... le davano la vertigine... il capogiro... e le grinze dita affatto non si scostavano dalla chiave...

Il demone della curiosità la vinse sulla delicatezza dell’anima di quella vecchia... Il cassettino fu aperto...

La nonna fu costretta sostenersi sul letto, imperocchè un lampo partì da quelle gemme ivi rinchiuse, e le strisciò su gli occhi una luce vivissima... un fuoco brillante... Prestamente però si rimise... e diedesi con avidi occhi a ragguardar là dentro... Ella tremava a verghe come per freddo acutissimo, dappoichè le corse al pensiero, per rapporto d’idee, il misfatto atroce di Nunzio suo figlio, per lo quale fu dannato a morte... Tutta la storia del delitto era noto alla madre di Nunzio, ed anche il nome della costui vittima; ma giammai non avea rivelato ciò ai figliuoli di suo figlio, i quali sapean soltanto che un delitto, un furto, un assassinio era stato commesso dal loro genitore, onde dal patibolo cadde la testa di lui; ma avean ignorato sempre la maniera del misfatto ed il nome della vittima.

E quando vennero in Napoli, per una invincibile ripugnanza, avean sempre schivato d’indagare i particolari del paterno misfatto.

La nonna non si tenne contenta di riguarda-