Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/156

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Un mesto sorriso si disegnò sulle labbra della disgraziata fanciulla.

— Ed io strapperò questo maledetto colore dalle vostre pupille, Beatrice, ve lo giuro... lo giuro pel la luce degli occhi miei.

— Oh! io sono tanto felice nella mia tomba! sclamò la giovinetta... Il mondo per me è un ricordo lontanissimo e confuso come sogno. L’immagine di mia madre è la compagna indivisibile della solitudine mia. Nella scura notte che mi circonda e mi avviluppa nelle sue densissime tenebre, l’anima mia è chiaroveggente come voi, Signore. Nulla desidero fuorchè ricongiungermi un dì alla madre mia.

— Divina fanciulla! disse Gaetano in un trasporto di amore; pria di ricongiungerti alla madre tua, l’universo si aprirà di bel nuovo agli occhi tuoi... Ma dimmi, non devi esser tu tra poco tempo la sposa del cavaliere Amedeo?

La sua voce, ciò dicendo, era rauca e sepolcrale.

— Mio padre così vuole, e a me spetta obbedire... Posso io avere una volontà? Essere infelice e passivo, non debbo forse ciecamente sottopormi al saggio volere di mio padre?

Ella sorrise nel pronunziar la parola ciecamente. Nello sguardo di Gaetano brillò una luce vivissima di gioia.

— Ma già vostro padre ha fatto bene nel consentire a questo matrimonio; ei non ha voluto avversare l’amor vostro pel cavaliere...