Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/167

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capelli hanno un colore che chiamano dell’oro, che le mie labbra rassembrano a quel fiore che nomano la rosa... Dicono che io sono ricca, e che mio padre mi lascerà morendo beni e palazzi... e mi dimandano perchè sono sempre malinconica! Ed io rispondo: sarebbe ridente il cielo, come voi dite col sempiterno suo azzurro; sarebbero ridenti i colli smaltati di fiori, sarebbe ridente il mare senza la luce del sole?

«Oh quanto più avrei desiderato esser povera e brutta! Almeno sotto l’umil tugurio che mi avrebbe dato ricetto mi sarei trovata felice nel mio abbandono! La vita non mi avrebbe offerto, quasi per ischerno, le sue delizie, per darmi il rammarico di non poterle godere! Un lauto pranzo imbandito ad un infermo!

«Forse sarà per questa ragione che mi sorridono più le funebri idee... Trovo non so qual diletto nell’immergere il pensiero nella tomba! No... io non temo di morire. Io, che vivo nelle tenebre, perchè mai dovrei temere le tenebre della morte? Ma che dico! La morte che chiude gli occhi a tutti gli uomini, dischiuderà i miei... Dio stesso lo rivela al mio cuore... Non ha egli detto: La luce sarà fatta su i morti che muoiono nel mio nome? D’altra parte, io sento che sono un oggetto continuo di pietà e di dolore agli occhi di mio padre, che tanto mi ama! Oh se un giorno ei leggerà questo mio giornale, allora io più non sarò che un ricordo della sua mente... In quel giorno for-