Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/168

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se la luce si sarà fatta agli occhi miei!...

«Qual differenza tra la mia vita e quella delle altre donne! Nessuna di quelle illusioni che fanno palpitare il cuore alle altre è capace di commuovere il mio! Le feste di ballo, gli spettacoli, le brillanti passeggiate sotto le ombre di acacie, gli ornamenti di seta e d’oro, le allegre riunioni, le cene al raggio di luna, tutto ciò in me non ha incanto veruno! Povero essere eccezionale, io non sono invitato alle gioie del mondo! E rimango nel salotto di passaggio, mentre tante donzelle si affollano nei saloni ricolmi di luce, di splendore e di armonia!

«Oh quanto amo mio padre per non avermi giammai condotta in questi luoghi di piacere, nei quali mi sarei trovata come in un deserto infuocato... Quelle voci di letizia, quelle danze così inebbrianti, que’ suoni pregni di tanta dolcezza sarebbero stati per me simiglianti ai turbini dal vento delle terre di fuoco!

«Come ammiro, ed estimo la delicatezza del mio genitore nell’avermi allontanata dalla capitale, in cui troppo vicina sarei stata al rumore dei balli e dei divertimenti, ed esposta all’ironica compassione di donne altiere, che si sarebbero fatte un sollazzo di umiliare la figliuola del marchese Rionero!

«Come sembrar debbo stupida e fredda agli occhi degli uomini! I miei movimenti sono lenti, incerti, sospettosi, mentre le altre donne, alla mia età, si abbandonano a tutta la vivaci-