Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/169

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del loro carattere! Le mie frasi sono prive d’immagini, il mio volto privo di anima, e la mia anima priva di espressioni.

«Non so che sensazione dolorosa io provo quando sento ridere sganasciatamente! Non so persuadermi come sia facile il ridere! E il cav. Amedeo che ride... ride ad ogni insulsaggine insignificante! Oh come ciò irrita i miei nervi! Come mi darebbe volontà di piangere! Quando sento ridere in mia presenza, parmi che si rida sempre alle mie spalle e sul mio stato infelice!

«Com’è leggiero il carattere de’ chiaroveggenti! Come i loro nervi sono duri! Eglino si stordiscono, si ubbriacano di rumori e di movimenti...

«La prima volta che mi si parlò di un’arte che chiamano la pittura... ecco, per esempio, dissi tra me, qualche cosa ch’io non potrei far giammai... Mi dicevano che su quelle grandi tele che mio padre ha nel salotto buono erano figurati paesaggi magnifici e personaggi che han vivuto in altri tempi... Molte volte portai la mano su quelle tele, ed un giorno mi parve di ritrovae sotto le dita la testa di una donna, messa in una grande cornice, propriamente in mezzo al salone. Il cuore mi dicea che quella testa fosse di bella e giovin donna... io trovava un piacere indicibile nel passare la mia mano su quel volto fittizio. Un pensiero mi venne, che mi fece balzare il cuore dalla gioia! Fosse mai mia madre! esclamai, e mi posi a chiamare Geltrude con tutta la forza de’ miei