Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/17

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un deforme... ed un cadavere!... si rida... si rida, tanto più se sono due figli della sventura e della miseria! Oh! vi sono alcune disgraziate famiglie gittate in mezzo alle generazioni, come un branco d’uccelli in mezzo di fornace rovente; scottarsi dappertutto, e indi a poco morir soffocati, ecco il loro destino.

Un ghigno passò sulle laide labbra di Gaetano, contratte da selvaggia ironia...

Quei giovani taceansi, ed il guardavano ad un tempo presi da un senso arcano di stupore e di spavento.

— Ed io farò l’autopsia patologica di questo cadavere, o signori; io v’indicherò anticipatamente la sede del suo morbo; vi dirò quanti tubercoli si sono formati sul suo parenchima polmonare; vi spiegherò la formazione, l’andamento e il progresso di questi tubercoli... Non temete, il mio braccio non vacillerà nell’aprire il seno di mia sorella: io non ho sensibilità di sorta alcuna... Guardate il mio volto, e dite se non ho fatto bene ad abbrutire il mio cuore? Oh... se un cuore sensitivo ha ucciso questa infelice, non ammazzerà me certamente.

E qui Gaetano cominciò a narrar fil per filo, dai primi sintomi fino alla trista catastrofe, l’andamento della feroce infermità, di cui la sua germana era stata vittima; espose i suoi principii su quel morbo incurabile; narrò la storia medica della tisi di tutti i tempi e di tutte le nazioni, corredandola di mille rispettabili testi e citazioni; fece un quadro minuto del sistema di