Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/174

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Il Marchese avea gittato, in sull’entrare, gli occhi sul giornale della giovinetta, e tosto eragli sorto un pensiero, cui per mandare ad effetto si strinse più daccanto alla figliuola, per modo che la sua mano distendersi potea sul tavolino dov’era riposto il manoscritto.

Giammai il Marchese noti avea violato i segreti della figliuola, e, eomechè non poche volte fatto gli venisse di gettar lo. sguardo su ciò che ella avea scritto, mai non avea voluto, per delicatezza d’animo, profittare della cecità della figlia per indagarne i pensieri che ella tuttodì confidava alla muta amicizia della carta. E quest dilicato sentimento il Marchese non solo, addimostrava in questa particolarità, ma in ogni altra qualunque congiuntura che porta gli si fosse di valersi del* miserando stato della fanciulla per fare alcuna cosa di che ella fosse inconsapevole. Egli trattava sua figlia come se mai fosse stata cieca, ed alla presenza di lei si comportava nella stessa guisa come se ella ogni atto o gesto di lui avesse osservato.

Ma in questa fiata un potente motivo aveasi il Marchese d’ingannare la vigilanza dèlia figlia... L’avvenire di lei potea forse dipendere da una parola che egli avrebbe letta a caso in quel libro... forse una inattesa rivelazione potea trovarsi che lo avrebbe illuminato su i sentimenti della cieca... Egli sapea come angelica si fosse l’anima di quella creatura; sapea che ella avrebbe fatto sempre il voler di suo padre* ancorché morta ne sarebbe di poi; sapea quanti e quali misteri di dilicato sentire nasconde-