Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/189

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morte di suo padre avea sedici anni e duecento piastre al mese. L’ambizione e l’avarizia divoravano il cuore di questo giovanotto, le quali due passioni crescevano in lui in ragione dei suoi anni. Un nastro all’occhiello dell’abito era il suo sogno color rosa; e tutto avrebbe dato, fuorchè i suoi denari, per possedere un titolo di nobiltà e un posto distinto nell’alta aristocrazia napolitana.

Ei sapeva che suo padre avea sostenuto lunga e dispendiosa lite per rivendicare un feudo in Sicilia, al quale andavan congiunti antichi privilegi e titoli; un testamento distruggea queste ragioni, o almeno grandemente le svigorava, un testamento, onde quel feudo doveva essere alienato e venduto per suffragare l’anima del testatore. Non importa alla nostra istoria, nè minutamente siamo informati de’ particolari di questa lunghissima lite; ma il fatto è che un giorno il tribunale di Napoli decise vinta la causa a favore di Amedeo Santoni per non essersi trovato il testamento originale. Pria di questo tempo, e senza sapere il come, il donde e il perchè, Amedeo comparve nella società napolitana con un nastro rosso all’occhiello della sua giubba, e col titolo di cavaliere.

E il cavalier Amedeo si slanciò nel gran mondo, dove in qualche modo chi accolto e ben veduto pel suo spirito e per l’avvenentezza dei suoi modi. Facile parlatore, perchè superficialmente istrutto di arti belle e di lettere, esimio suonator di pianoforte, ricco e giovine, di bella persona, ei brillava tra i fatui dei