Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/213

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vita gli tornò col sentimento del dolore, che la sua ferita sotto la scapola erasi inasperata per l’eccessivo freddo ed umido che si pativa in quella specie di caverna.

Nel ridestarsi ci si trovò gittato sovra il cadavere di uno de’ suoi assassini... Le tenebre erano fittissime, e non era possibile sapere se era giorno o notte.

Gaetano si alzò in piedi... Ei risentiva ancora alla gola l’impressione dolorosa delle dita che lo avrebbero senza meno affogato senza un prodigio della Provvidenza... e la ferita alla spalla gli dava uno spasimo infernale.

Ma in questo momento, più del dolore della ferita, dominava in lui il pensiero di trarsi fuori di quella tomba... Cercò di richiamarsi lo idee e le ricordanze, ed appunto ricordò che pochi passi egli avea fatti quando era entrato col suo assassino in quella caverna... l’uscita non dovea esser lontana.

Gli sarebbe bastato un poco di luce per cavarsi fuori d’impaccio, e trovò subito il modo di proccurarsela... Si ricordò che egli avea nella tasca un’altra pistola carica a quattro colpi (una eragli caduta nel cader che egli fece a terra), la trasse tosto, e tirò un colpo...

Questo lampo non gli fece distinguere altro se non che la tomba nella quale ei trovavasi: una specie di antro nero e fuliginoso scavato sotto un monte e zeppo di schifosi animali, i quali, allo scoppio dell’arma, erano fuggiti in tutti i versi, strisciando su quell’umida terra... Ma nessuna porta era apparsa, nessuna u-