Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/214

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scita; sicchè Gaetano sì trovò nello stato primiero.

Egli sparò un altro colpo per ritrovare l’altra pistola, e col fatto quel getto istantaneo di luce bastò per fargliela vedere giacente a fianco del cadavere dell’ultimo che egli avea morto... Il medico la raccolse, e questa volta avea cinque altri lampi che poleangli forse servire a rintracciare l’uscita di quel l’orrido speco.

Ogni volta che si accingeva a scattare un colpo, ei cambiava la direzione del proprio corpo, ad oggetto di osservare tutt’i punti di quell’antro.

Sparò due altri colpi, l’un dopo l’altro, ma inutilmente! Le tenebre lo investivano più tremende, più mortali...

Gaetano cominciò a tentare con la mano quelle mura, non ostante il ribrezzo che gl’ispiravano i succidi animali che gli scappavano sotto le dita; proccurò di studiare la posizione.... Dopo alquanti passi, urtò col capo contro la volta, e fu costretto a chinarsi per poter procedere nelle sue ricerche.

Le mura non cedevano affatto.... dappertutto la stessa sepolcrale immobilità!!

La disperazione cominciava a stringere il cuore di Gaetano... ma egli non voleva esaurire gli ultimi tre colpi di pistola che gli rimanevano; erano le ultime speranze di salvezza.

La ferita all’omero gli dava cruccio mortale; l’umidità gli era penetrata nel midollo delle ossa.... le tenebre gli pesavano come piombo sulle palpebre... Nella sua disperazione gli corse