Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/32

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 32 —

vinta in lui dall’idea di vendicarsi della sordida avarizia del notaio. D’altra parte, la sua rassegnazione era ormai stanca. La miseria, costante, implacabile, aveva affranta l’anima sua, l’avea rimpicciolita con l’oppressione d’incessanti bisogni.

Era ormai tempo di finirla, almeno provvisoriamente, con le orribili privazioni, cui era stato soggetto per così lungo volgere di anni. Era ormai tempo di racconsolar gli ultimi giorni della sua vecchia nonna, alleggerendole la non portabil soma de’ malanni della vecchiezza.

Affrettiamoci di dire che la ragione, per la quale Gaetano avea preso un giorno di tempo per consegnare il testamento all’incognito, era che voleva mettere a profitto questa inaspettata emergenza, e far valere la sua opera meglio che cento piastre. Egli voleva conoscere a fondo di che roba trattavasi; e, se la faccenda valea le mille piastre anzichè le cento, non avrebbe lasciato sfuggirsi una così bella occasione.

L’ora si avanzava; ogni titubanza potea far svanire l’impresa.

Gaetano si accinse dunque all’opera.

Come fare per aprir l’armadio dov’era rinchiuso il protocollo di cui avea ricevuto le debite indicazioni?

Il mazzo di chiavi conservavasi da notar Basileo; non poteasi far saltare la toppa senza visibile infrazione: un’astuzia era necessaria. Gaetano cominciossi a dare delle pugna sul capo