Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/41

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alle ciglia le lagrime, quasi ad un padre che, per un segreto presentimento, sa di doversi dividere tra poco dalla carissima prole.

Un picchio fu udito alla massiccia porta delle scale.

Gli avari non han campanelli alle loro porte.

Il notaio fece un balzo sovra sè medesimo, e chiuse in fretta nel cassettone l’oggetto del suo amore: quindi rimase al suo posto, e si pose ad ascoltare attentamente, chè impossibil gli sembrava di essersi bussato alla sua casa. Chi mai potea venirlo a trovare? A nessuno avea detto giammai nè la strada nè il numero del suo portone; anzi, dir dobbiamo che, per evitare qualunque visita, il sordido uomo scelto avea un’abitazione in un vicolo senza nome, ed in un portone senza numero... Credette essersi ingannato, però che qualche minuto trascorse senz’altro udire... ma bentosto il cuore gli palpitò fortemente... un altro picchio risuonò più vigoroso.

Notar Basileo, accostandosi allora alla porta, profferì con tremula voce un Chi è, stando incerto se dovesse o no dissimulare la pronunzia e l’accento.

— Son io, sig. Tommaso.

Era la voce di Gaetano.

Il notaio si rassicurò alquanto.

— E che cosa vuoi da me? Che vieni a fare a casa mia?

— Vengo a dirvi due parole di somma urgenza.