Pagina:Mastriani - La cieca di Sorrento 1.djvu/79

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dersi le tristi che le voci buone; onde freddo accoglimento trovavano da per ogni dove le sue istanze, quante volte non se gli rispondeva con lo scherno e con l’insulto. La Provvidenza non ha posto confine al pentimento e al perdono, ma rende talora arduissimo il ritorno alla virtù, per ostacoli e spine, affinchè gli uomini traggano da ciò salutare insegnamento, e troppo non indugino a dismettere i mali abiti ed il colpevole oprare.

Entrò allora nell’animo di Nunzio cupa e tremenda la disperazione di tutto; disperò della sua eterna salvezza, ebbe orrore della sua fisica e morale deformità, maledisse la natura che per cordoglio maggiore gli avea dato anche un figlio deforme, bestemmiò il giorno della sua nascita e del suo matrimonio, e ad ogni più turpe e vile azione si abbandonò per dar pabolo a’ vizi cui era tornato con inaudita passione.

Eppure, in mezzo a tanta bassezza e corruzione, tre angioli gli erano stati concessi dal cielo per conforto de’ suoi giorni e per condurlo sulla via retta, le tre donne che stavano in sua casa; la madre, pia, rassegnata, di cuore evangelico, la quale con tutto il fervor dell’anima pregava per lo ravvedimento di suo figlio; la moglie, buona, docile, ubbidiente, che staccasi in lagrime amare su i vizi di suo marito, onde miseria e vergogna ne derivavano alla famiglia; e la figliuola Caterina, la più cara, la più aggraziata delle fanciulle, e che con la sua virginea innocenza avrebbe rattemperata e vinta ogni più selvaggia e corrotta natura.