Pagina:Mastro-don Gesualdo (1890).djvu/220

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

— 212 —

— La baronessa Rubiera ha cercato di dare il gambetto a me pure!... a me che le avevo proposto l’affare!... Si è messa d’accordo cogli avversari! Tutti contrari!... I parenti della moglie schierati contro il marito!... Uno scandalo che non s’è mai visto... Hanno bandito un nuovo appalto per il ponte onde fargli perdere la cauzione a questo disgraziato! Tutte le angherie!... Per la costruzione delle nuove strade fanno venire i concorrenti sin da Caltagirone e da Lentini!... — Di là almeno non ci capita addosso qualche altro parente!...— ha detto il barone Mèndola, colla sua stessa bocca nella farmacia.

Donna Marianna diventava di cento colori e si mordeva le labbra per non spifferare il fatto suo. Don Gesualdo invece se la rideva tranquillamente, sdraiato sul suo bel canapè soffice, e a un certo punto gli chiuse anche la bocca colla mano al canonico.

— Lasciate stare!... Queste son chiacchiere che non vanno al mulino. Ciascuno fa il suo interesse.

— Dico per rispondere a donna Mariannina. Volete sentirne un’altra, eh? la più bella? Si sono pure messi d’accordo per vendere il grano a rotta di collo, e far cascare i prezzi. Una camorra! Il baronello Rubiera ha detto che non gliene importa di perdervi cent’onze, pur di farne perdere mille a don Gesualdo che ha i magazzini pieni... Al marito di sua cugina!