Pagina:Mastro-don Gesualdo (1890).djvu/221

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Vergogna! Ce n’ho venti salme anch’io, capite, vossignoria! Una birbonata!

Il canonico andava scaldandosi maggiormente di mano in mano, rivolto a mastro-don Gesualdo: — Bel guadagno avete fatto a imparentarvi con loro. Chi l’avrebbe detto... eh? L’avete sbagliata!... Scusate, donna Bianca! non parlo per voi che siete un tesoro!... Allora, cara donna Mariannina!... allora, quand’è così, muoia Sansone con tutti i Filistei.

— E lasciamoli morire, — disse la signora Sganci alzandosi. — Già il mondo non finirà per questo. — Come la nipote s’era alzata anch’essa dal canapè, mortificata da tutti quei discorsi, colle braccia incrociate sul ventre, donna Mariannina continuò ridendo e fissandole gli occhi addosso: — È vero, Bianca che il mondo non lo lascerai finire, tu? — Bianca tornò a farsi rossa. — Evviva! Mi congratulo. Ora che avete questa bella casa dovete fare un bel battesimo... con tutti i parenti... d’amore e d’accordo. Se no, perchè li avrete spesi tanti denari?

Don Gesualdo non voleva darla vinta ai suoi nemici, ma dentro si rodeva, perchè davvero non gli servivano gran cosa tutti quei denari spesi. — Eh, eh, — rispose con quel certo buon umore che voleva sfoggiare allora. — Pazienza! Serviranno per chi verrà dopo di noi, se Dio vuole! — E batteva affettuosamente sulla spalla della moglie, amorevole e sorri-