Pagina:Mastro-don Gesualdo (1890).djvu/246

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Don Marcantonio Stangafame!... dei Stangafame di Ragusa!... una delle prime famiglie della Contea! Peccato che siate in tanti! L’avete indovinata a farvi nominare Capitan d’Arme!... Quattrocent’onze all’anno, per rispondere dei furti campestri... E’ una bella somma... Vi rimane in tasca tale e quale... poichè il territorio è tranquillo!... Una bagattella soltanto pei dodici soldati che vi tocca mantenere... due tarì al giorno per ciascuno, eh?...

— Basta, corpo di... bacco!... — gridò il Capitan d’Arme battendo in terra la sciabola. — Sembrami che vogliate burlarvi di me, corpo di... bacco!

— Ehi, ehi! Adagio, signor capitano! Sono il marchese Limòli, e ho ancora degli amici a Napoli per farvi scapitanare e tagliare i baffi novelli, sapete!

Capitò in quel momento il ragazzetto del sagrestano che veniva a fare un’imbasciata di gran premura, balbettando, imbrogliandosi, tornando sempre a ripetere la stessa cosa rosso dalla suggezione. Il marchese, che cominciava a farsi un po’ sordo, tendeva l’orecchio, gli faceva dei versacci, lo intimidiva maggiormente strillando: — Eh? che diavolo vuoi?

Ma Bianca mise un grido straziante, un grido che fece rimanere lo zio a bocca aperta, e scappò per la casa cercando il manto, cercando qualcosa da buttarsi in capo, per uscire di casa, per correre subito.