Pagina:Matilde Serao Il ventre di Napoli.djvu/101

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stesso sportone (culla di vimini), attaccava una funicella all’orlo dello sportone e dall’altra parte al proprio piede, e mentre orlava gli stivaletti, canticchiava la ninna nanna per i due bimbi; mentre orlava gli stivaletti, mandava avanti e indietro il piede per cullare i due bimbi nello stesso sportone.

A un’altra donna che stava in servizio, un’amica teneva il bimbo; ma veniva a portarglielo, da molto lontano, per farlo succhiare, sudando sotto il sole, con quel bimbo pesante in collo. L’intervista accadeva sul pianerottolo o in cucina: e accadevano questi piccoli dialoghi:

S’è stato coieto almeno?

Coieto sì, ma tene sempe famme.

Core de mamma soia!

Poi l’allattamento finiva, l’amica riprendeva il bimbo non suo, dicendogli:

Jammoncenne alla casa, ja’; core de la zia, saluta, saluta a mammà.

E se ne andava tranquillamente senza mor-