Pagina:Matini - In Mugello, Firenze, 1913.djvu/15

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in mugello 11

Poi viene l’alta cima di Gazzarro, che sente gli urli della bufera nell’inverno algente e porta al valico della Futa e nelle boscaglie adiacenti turbini di neve, ma che dà benefizio di mite temperatura ai paesi sottostanti, durante la stagione del sole. E poi ancora nuovi declivi selvosi e l’alpestre Gasa glia, nido fecondo di piccoli mugellesi, altra specie di caprioli birichini e irrequieti, che hanno pronto ingegno e spirito arguto, e poi Migneto e poi Mangona, che s’innesta a Monte Morello e chiude così la grande e magnifica conca.

Verso ponente nasce un piccolo rio che, scorrendo dapprima modesto e silenzioso, lungo clivi sassosi, solca poi, verso levante, la valle, e s’ingrossa, e si arricchisce delle acque che da sinistra gli recano la Lora, chiaccherina e fresca, la Stura e il Tavajano violento, il soleggiato Levisone, il Paglione, il Bosso e l’Elsa, fino al Moscia tranquillo, dove la vallata del Mugello finisce. Vengono a destra la Garza, ricca di lasche, della quale un dettato che corre tra gli abitanti del Mugello settentrionale, dice:

Tutti i fiumi vanno in giù
Carza pazza torna in su.

poi le acque del Ealtona, che scorrono per luoghi petrosi, quelle del Paterno, della Fistona e della Corolla, allietate spesso da alti filari di pioppi. Le acque limpide di queste varie scaturigini, nate in mezzo alle macchie di alberi secolari, o nelle verdeggianti praterie, o nei ricchi marroneti, giù per pendici o per dirupi aspri