Pagina:Memorie del Cagliostro in Roveredo.djvu/12

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cune donne divote parlando de’ loro mali lo pregavano e lo persuadevano a non andare fra gli infedeli. E nessuno sapeva fin quando con noi restasse. Eravi poi nella città una giovina lunatica, la quale mandava schiuma stridendo co’ denti, e straziava quegli, che gli si accostavano mossa dalla rabbia e dal furore. Volevano poi condurla ad esso lui, e non potevano. Venne dunque egli stesso a vederla, per discacciare lo spirito del suo malore. E non avea fatto tal cosa a nessun altra persona fin allora. Alcuni poi de’ nobili più facoltosi credevano in lui, e custodivano tutti i suoi detti.

VI.


E molta gente assediava ogni giorno, l’atrio di Festo, cercando vedere Cagliostro, e dai borghi e castelli, e da ogni vicin contorno si portavan a lui gli ammalati nelle corbe, o con materassi e letighe, talmente si empiva la piazza, ed affollandosi la moltitudine si comprimeva a vicenda. Ernesto poi, il quale era il prefetto dei medici della città, vedendo il tumulto, e l’opinione, che rinforzavasi, supplicò i Magistrati, acciocchè fosse interdetto dal