Pagina:Memorie del Cagliostro in Roveredo.djvu/13

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più curare gl’infermi, dicendo, che secondo la legge, che abbiamo, non è lecito di far cure a chichessia, se non approvato dai Dottori, che fissò Cesare, per invigilare sopra la dottrina dei Medici; e chi non osserva la legge, s’oppone a Cesare, ed è reo. E si unirono d’accordo i Magistrati, e gli proibirono di più ordinare a qualsivoglia ammalato, e lo minacciarono. Egli poi a loro resistendo, protestava, e diceva. Io niente ordinai ad alcuno, se non colla presenza, ed approvazione del Medico di lui. E quelli, cui ordinai qualche cosa, voi sapete che stanno meglio. Ma neppur diedi alcuna medicina, che prima non ne abbia predetta la sua efficacia. Ed ecco che a me niuno chiamai, nè chiamo; a quelli poi, che vengono spontaneamente, come non risponderò loro? E tutti mi sono testimonj fin al giorno d’oggi, che nulla d’alcuno desiderai, e non ricevetti mercede dall’infimo al maggiore; ma, e di più ho soccorso i poveri, dando ad essi quanto fosse bisogno per fare la loro cura. E tutto il popolo gridava, e fremeva contro il Consiglio. I Magistrati poi ascoltando queste cose, stimarono dovergli far grazia, e gli permisero di curare gl’infermi. Egli poi sopportando ciò di mala voglia, desiderava di sottrarsi alla loro