Pagina:Memorie della Accademia delle Scienze di Torino, Tomo XXIX.djvu/457

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del barone vernazza 45

che tutto fu d’invenzione del gentilissimo signor Alessandro Ardente pittore e scultore di S. A. Questa e l’unica testimonianza che mi sia nota della qualità di scultore attribuita all’Ardente.

Egli abitava in Torino. Un codice della R. pubblica Biblioteca è intitolato Consegna dei Forestieri; sotto li 39 di gennaro 1590, secondo si sono consegnati senz’ordine. Ivi nel foglio 12 e descritto M. Alessandro Ardenti pittore di S. A. S. si aggiunge in casa sua, il che dimostra ch’egli entrava in città nel ritorno d’un viaggio. Nella facciata precedente è Gio. Tauriar Milanese intagliatore, e si aggiunge in casa del S. Alessandro Ardenti.

Nei registri delle concessioni Sovrane ho veduto che ad Alessandro Ardenti pittore di S. A., addì 6 di aprile 1593, Carlo Emanuel I. cedette una casa per tremila scudi d’oro, in conto di quel che gli deve per quadri, pitture ed altro. Il sito della casa ceduta si presume da un mandato dei 5 novembre 1619, dove sta molato, che fu fatta demolire per l’effetto della contrada nuova che va dal Castello alla piazza di questa città et per aggrandire essa piazza.

Ma l’Ardenti era morto nel 1595. Della sua eredità rimane tuttora un libro conservato nella Biblioteca dell’Università1. Contiene le prospettive inventate dall’Uriest, intagliate in rame dal Cock nel 1562 in Anversa e dedicate al Cardinale di Granvella. Nelle prime carte l’annotazione:

Carlo Emanuel I. stando in Rivoli sottoscrisse addì 24 di agosto 1595 un ordine, con cui volendo riconoscere la bona et fedele servitù che di lunga mano gli ha fatto il fu Alessandro suo pittore, stabili alla sua moglie et figliuoli una pensione annua di cento cinquanta scudi da tre libre. Nè si aggiunge alcun nome di battesimo.


  1. «Libro dele prospetive grande in due libri. Il primo libro e numero ventisette e una cartella. il secondo e numero venti le prospetive e due cartelle che sono in tutto carte cinquanta ano gosta lire disotto tuto gusto libro e di Alessandro Ardenti.» Si può credere scrittura sua propria: perciò dà norma alla desinenza del suo cognome pronunziando Ardenti in tal modo concorda la voce Ardentius che ho veduto ne’ suoi quadri.