Pagina:Memorie della Accademia delle Scienze di Torino, Tomo XXIX.djvu/668

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lezioni dei loro colleghi e argomentavano nelle loro scuole; che i primarii magistrati faceano lo stesso nelle scuole legali; che i professori di legge, e di medicina proponevano ogni mese alcune tesi ovvero alcuni dubbi sulle materie del loro insegnamento, e faceasi sui proposti argomenti un pubblico esercizio, al quale erano invitati gli altri professori; ordini ed usi degnissimi di tempi migliori.

32. Se i buoni ordinamenti, e le buone usanze bastassero ad assicurare il buon successo delle istituzioni letterarie, fiorentissima doveva essere a quel tempo l’Università di Torino; eppure fu appunto quello il tempo del suo maggior dicadimento. Ma oltrecchè a quella età, come in altre più rimote, le guerre la disturbarono assai, la scelta poco buona de’ professori fu quella che più d’ogni altra cagione la condusse ad uno stato infelice.

Vero è che di questa scelta doveasi per avventura accagionare la legge de’ concorsi sebbene alquanto modificata, legge che a primo aspetto pare ordinata a favorir l’eccellenza, e forse il più delle volte favorisco la mediocrità.

Ma egli è certissimo che il dicadimento degli studi di lingua e di letteratura trasse seco la rovina di tutte le altre discipline. La profonda ed erudita giurisprudenza, la dotta e sagace medicina vennero quasi a smarrirsi affatto, perchè male si studiava il latino, nè punto si studiava il greco. Nè risorse la medicina finchè un uomo sommo, buon latinista, cioè il Fantoni, richiamò l’insegnamento di quell’arte a tutta l’eleganza della quale è capace. Lo stesso accadde, come vedremo poi, alla giurisprudenza, alla fisica, e perfino alla matematica: tutti i ristoratori di queste scienze posero cura alle arti del metodo e dello siile senza le quali ninna sorta d’insegnamento può preservare dalla corruttela ed antivenir la barbarie.

33. Come siasi operata questa felice ristorazione nel secolo diciottesimo, noi lo diremo in altra lezione, chiudendo la presente coll’osservare che i legislatori dell’Università di Torino e i suoi più chiari protettori furono i quattro principi più grandi che abbia