Pagina:Memorie della Accademia delle Scienze di Torino, Tomo XXIX.djvu/682

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236 colosso egiziano

di que’ Faraoni i quali, quindici e venti secoli prima dell’era volgare, segnarono le epoche più luminose così della potenza, come delle arti in quella classica contrada. Già ne fanno chiara testimonianza l’Ureus che gli sta in fronte, l’ornamento del capo, l’intiera attitudine della persona. Ma la cosa è posta fuor d’ogni dubbio dalle mentovate sue leggende in lingua sacra. Sette volte si trova in quelle ripetuto il nome d’un Regnante nel solito anello, ed altrettante il sue regio prenome, il quale è composto di segni affatto conformi a quelli adoperati dai Faraoni a preferenza de’ Tolomei, e degl’Imperatori romani. A niun’altra persona finalmente, fuorchè ad uno di que’ Monarchi, possono appartenere i titoli fastosi che su quella statua fanno corteggio a que’ nomi medesimi.

Rimane a vedersi qual fosse questo antico Monarca dell’Egitto, per quindi determinare la vera età del monumento, e giovare alla Storia, e spargere qualche luce sulla condizione delle arti in quelle età. L’esame del suo nome e l’unico mezzo che abbiamo onde procedere ad una tale investigazione. Ma nel primo di tutti i sopraddetti doppii cerchietti, il primo carattere geroglifico, quello che rappresentava in essi quasi intiero il nome dell’eroe, trovasi guasto col martello, e quasi intieramente cancellato. Esaminandolo però con attenzione si ravvisano ancora assai bene i suoi lineamenti in più d’uno di quegli anelli Reali, e si scorge che altre volte era colà figurata una divinità sedente, la quale sopra umane membra avea testa d’uccello ornata di due piume, con rostro adunco simile a quello dell’aquila.

Nè vi ha luogo a dubitare su di ciò, perchè questa stessa figura simbolica, come elemento del nome Reale medesimo, è stata osservata da esperti viaggiatori sopra alcuno de’ più antichi edifizi di Tebe, in cerchietti per nulla diversi da quelli che si vedono sul nostro colosso.

Ma senza andar in traccia d’esempi in sì lontane contrade, uno bellissimo ne abbiamo in questo regio museo in un quadretto di terra cotta, grossolana anzi che no, coperto con ismalto o vernice