Pagina:Memorie della Accademia delle Scienze di Torino, Tomo XXIX.djvu/711

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del cav. di s. quintino 261

sarcofago di cui abbiamo principalmente ad occuparci. Il cadavere ch’esso racchiude è quello di un bambino di cinque anni non ancora compiti; la cassa è una sola, fatta con certo legno bianco e gentile come il pioppo, ch’io giudico perciò essere quello del sicomoro, il meno raro in Egitto, e quello che si adoperava più comunemente in simili lavori. Questa cassa, siccome ho già notato, non è dipinta esternamente, ma presenta invece due preziose iscrizioni, una in pessimi caratteri greci, l’altra in segni geroglifici delineati con eguale noncuranza; quali appunto sogliono essere tutti quelli de’ tempi romani cui essa appartiene: contuttociò è lavorata con ottime proporzioni, e finita con molto garbo e diligenza. La sua figura è quella di un quadrato oblungo, voltato superiormente a semicerchio, e fiancheggiato negli angoli da quattro colonne parimente quadre, come si può vedere nella tav. 1. che va unita a questo ragionamento. Differisce perciò dalla maggior parte degli altri sarcofagi egizi, i quali sono fatti per lo più ad imitazioni della forma del corpo umano imbalsamato. Dissi per lo più, perchè, non v’ha dubbio che in tutte le età gli Egiziani adoperarono ad un tempo e l’una e l’altra maniera di casse; come ne fanno testimonianza le tombe degli antichi Re delle dinastie diospolitane trovate negl’ipogei di Tebe. Più raramente però si giovarono di quelle rettangolari, le quali per lo più destinavansi per riporvi i cadaveri de’ piccioli animali riputati sacri. Di queste in fatti ve ne sono parecchie in questa reale collezione, che nessuno dirà certamente essere opere greche, come si vorrebbero generalmente tutte le mummie egiziane di tal conformazione. Io nol crederò già, quando esse non presentino, oltre la figura della cassa, altri particolari che valgono veramente a dichiararle tali.

Le proporzioni di questo nostro sarcofago sono quali si convengono ad una creatura di pochi anni; e lungo poco più d’un metro, cioè due piedi ed un’oncia e mezza della misura piemontese; largo once dieci ed un ottavo; ed alto once nove e mezza. E quando io adopero la misura del piede di Piemonte, detto nei