Pagina:Memorie della Accademia delle Scienze di Torino, Tomo XXIX.djvu/719

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del cav. di s. quintino 269


Non così si osserva ne’ papiri scritti in lingua greca ovvero in lingua popolare, sotto il dominio de’ Greci e dei Romani; in questi, che non contengono per lo più se non cose forensi, o domestici affari, la figliazione è sempre derivata dal genitore; e se la madre vi e pur nominata lo è in secondo luogo, od in mancanza del padre.1

Fanno fede di quest’uso i papiri greci, ed i demotici di questo regio gabinetto, che non son pochi, e quelli già publicati altrove, ed ultimamente ancora in Inghilterra dal ch. D.r Young2. E fra tutti questi uno solo ne conosco che in apparenza faccia eccezione ad una tale pratica, ed è il manuscritto greco sopra papiro del museo borgiano, illustrato dal ch. Schow3. Ma questo documento, che è senza dubbio contemporaneo al dominio de’ Romani, non contiene altra cosa se non che una lunghissima serie di nomi propri d’uomini scavatori d’un fosso, registrata, come pare, per uso privato di qualche tempio; e nelle sue formole non dee quindi aver avuto altra norma che l’arbitrio dello scrittore. Oltre a ciò deesi pure avvertire che quivi la madre, per lo più, non è nominata se non quando il genitore o non si conosceva, o non era più tra vivi, come in questo caso: Νεάνιων ἀπάτωρ Ὄρσιτος. Neanione privo di padre, ovvero di padre sconosciuto, figlio di Orsite.4

Tutti gli altri papiri, all’incontro, scritti in lingua greca od in caratteri demotici, i quali nell’indicare la figliazione de’ contraenti si scostano dal metodo più comunemente adoperato dagli Egiziani nelle cose sepolcrali, sono per solito atti publici, non dipendenti da canoni religiosi, i quali nelle loro formalità doveano essere sottoposti all’impero d’altre leggi da non potersi impunemente trasgredire.

Io porto opinione che nelle prime età fosse uso generale in

  1. (n)
  2. Discoveries in hieroglyph. literature. pag. 65. e seg.
  3. (o)
  4. Charta papiracea musei borgiani. Romae 1781. p. 9.