Pagina:Memorie di meteorologia che raccolgono fatti da prima non osservati e loro conseguenze teoriche.djvu/15

Da Wikisource.
Jump to navigation Jump to search

PREFAZIONE





La scienza delle meteore, ch’è ancora nella infanzia, non può prendere il suo sviluppo finchè non viene studiata fuori delle città e dei fabricati, con assidue e ripetute osservazioni ed esperienze di giorno e di notte, in aperta campagna.

Dei fenomeni più comuni non sono ancora ben determinate le cause, e molti dei meno comuni sono ancora affatto misteriosi.

Si vedrà in questo Volume, che il fenomeno tanto comune della rugiada notturna restò inviluppato in una ipotesi illusoria ed erronea, che ha sedotti gli studiosi di gabinetto, e che fu cognata da una illustre Società scientifica. Si vedrà in quanti modi naturali e semplici io abbia dimostrato da un canto la dipendenza di quel fenomeno dalla evaporazione notturna del terreno, e d’altro canto quanto sia contraria ai fatti la supposizione, che dipenda da irraggiamento notturno del calore dei corpi. Ma tanta era la preoccupazione contraria, che non vi era evidenza bastante a farla cessare, sinchè finalmente, dopo lunghe discussioni, fu accordata la rugiada dipendente dalla evaporazione notturna; ma nello stesso tempo si voleva dare esistenza ad una seconda rugiada superiore, dipendente da quella ipotesi, senza liberarla dai fatti che vi sono contrarj.

Ho determinato con molti esperimenti, che nei vasi chiusi, massimamente se sono diafani, in virtù dei raggi del Sole, si accumula calore, per cui la temperatura è molto superiore a quella dell’ambiente: legge questa che serve a rendere ragione di molti fenomeni.

All’assorbimento della luce del Sole, che avviene nei vegetabili ed altri corpi, succede un genere di emissione, che produce effetti di calore maggiori di quelli dei raggi diretti: effetti ai quali è incapace il calore senza luce. Alla spiegazione di tali effetti non servono le teorie ricevute del calore. Tal è la sollecita scomparsa della neve attorno e sotto i vegetabili ed altri corpi, più che dove agiscono i raggi diretti.

Ne fu tentata la spiegazione per mezzo della bianchezza della neve con una nuova teoria fantastica di calore raggiante. Ma effetto analogo avviene su l’erba in caso di siccità, che non è bianca; sicchè la bianchezza non è necessaria, e non serve alla spiegazione. Inoltre una serie di mie sperienze fette con corpi bianchi dimostrano erronea la spiegazione co ’l mezzo della bianchezza della neve. In genere poi l’effetto è dovuto alla luce assorbita, e non al calore senza luce.

Come poi la luce assorbita lo produca, questo è ancora da determinarsi con precisione. Ricorrendo a’ miei principi di mecanica molecolare, esposti nel primo Volume della mia Raccolta, ho ravvisato che le azioni molecolari prodotte dalla luce assorbita possono sviluppare il calorico nativo di cui trattano quelle mie Memorie.